LA RICERCA DELL'INTIMITÀ
Dal web:
C'è una domanda che da tempo continua ad accompagnarmi.
Che cosa stiamo cercando davvero quando diciamo di voler amare o di voler essere amati?
Per anni ho pensato che la risposta fosse semplice. Credevo che cercassimo una persona con cui condividere la vita. Poi, osservando gli altri e, soprattutto, osservando me stesso, mi sono accorto che spesso non è così.
Molti cercano una relazione.
Pochi cercano davvero l'intimità.
La differenza è enorme.
Una relazione può nascere da un bisogno. Dalla paura della solitudine. Dal desiderio di sentirsi scelti. Dal bisogno di essere confermati. Può persino nascere dalla convenienza o dall'abitudine.
L'intimità, invece, nasce soltanto quando finiscono i nascondigli.
Con il tempo ho compreso che la più grande paura dell'essere umano non è tanto quella di essere rifiutato.
È quella di essere visto davvero.
Non guardato. Visto.
Perché quando qualcuno ci vede fino in fondo, non può più amare l'immagine che abbiamo costruito. Può amare soltanto ciò che siamo. Ed è proprio questo che ci spaventa.
Forse passiamo l'esistenza a costruire identità che ci permettano di essere accettati.
Impariamo presto che alcune emozioni disturbano. Che piangere è segno di debolezza. Che avere paura è sconveniente. Che mostrarsi fragili espone al rischio di essere feriti.
Così nasce il personaggio.
Un'identità che funziona.
Un volto sociale.
Una corazza raffinata.
Più cresce il personaggio, però, più si allontana la persona.
Ed ecco il grande paradosso della nostra epoca.
Mai come oggi siamo stati così visibili.
Mai come oggi siamo stati così poco conosciuti.
Mostriamo fotografie, pensieri, successi, indignazioni, vacanze, allenamenti, sorrisi.
Esponiamo continuamente la superficie.
Ma custodiamo gelosamente la profondità.
Abbiamo trasformato l'esibizione in sostituto dell'intimità.
E sono due cose radicalmente diverse.
L'esibizione cerca spettatori.
L'intimità cerca testimoni.
Lo spettatore osserva.
Il testimone resta.
È una differenza sottile, ma cambia tutto.
Perché l'intimità non è essere perfetti davanti a qualcuno.
È poter essere imperfetti senza sentire il bisogno di giustificarsi.
È poter dire: «Oggi non ce la faccio.»
È poter confessare una paura senza che quella paura venga usata contro di noi.
È sapere che qualcuno può conoscere i nostri fallimenti e continuare comunque a guardarci con rispetto.
Forse è proprio questo che intendiamo quando parliamo di amore.
Non il sentimento romantico.
Non l'entusiasmo dell'inizio.
Ma quello spazio invisibile nel quale possiamo finalmente smettere di amministrare l'immagine di noi stessi.
Ogni essere umano desidera essere accolto.
Ma l'accoglienza ha un prezzo.
Prima bisogna mostrarsi.
Ed è qui che nasce il conflitto.
Perché essere autentici significa rinunciare al controllo.
Significa accettare che qualcuno possa conoscerci e decidere comunque di andarsene.
Per questo molti preferiscono una sicurezza costruita sull'apparenza piuttosto che il rischio della verità.
È una forma di sopravvivenza.
Ma non è vita.
La vita comincia nel momento in cui troviamo il coraggio di deporre le armature che ci hanno protetti per anni.
Quando smettiamo di chiederci come apparire e iniziamo a domandarci come essere.
Forse l'intimità è proprio questo.
Non il luogo in cui qualcuno ci promette che non soffriremo mai.
Ma il luogo in cui non siamo più costretti a fingere di essere diversi da ciò che siamo.
Ed è solo allora che accade qualcosa di straordinario.
Per la prima volta non ci sentiamo semplicemente amati.
Ci sentiamo riconosciuti.
E forse il bisogno più profondo dell'essere umano non è essere felice.
È trovare almeno una persona davanti alla quale il silenzio non abbia bisogno di essere riempito, la fragilità non debba essere nascosta e la verità non abbia più paura di mostrarsi.
Perché, in fondo, la vera intimità non è entrare nella vita di qualcuno.
È permettere a qualcuno di entrare nella nostra, senza più chiudere le porte delle stanze in cui custodiamo ciò che siamo davvero.
Antonio Ruben grazie ❤️
What are we really looking for?
There is a question that has been accompanying me for a long time.
What are we really looking for when we say we want to love or be loved?For years I thought the answer was simple. I believed we were looking for someone to share life with. Then, observing others and, above all, observing myself, I realized that often this is not the case.Many seek a relationship.
Few truly seek intimacy. The difference is enormous.
A relationship can be born from a need. From the fear of loneliness. From the desire to feel chosen. From the need to be validated. It can even be born from convenience or habit.
Intimacy, on the other hand, is born only when the hiding places end.
Over time I have understood that the greatest fear of the human being is not so much that of being rejected.
It is that of being truly seen.
Not looked at. Seen.
Because when someone sees us all the way through, they can no longer love the image we have built. They can only love what we truly are. And that is exactly what scares us. Perhaps we spend our existence building identities that allow us to be accepted.We learn early on that some emotions are disturbing. That crying is a sign of weakness.
That being afraid is inconvenient. That showing fragility exposes us to the risk of being hurt.
Thus the character is born.
An identity that works. A social face. A refined armor.
But the more the character grows, the more the person moves away.
And here is the great paradox of our time. Never before have we been so visible.
Never before have we been so little known.
We show photographs, thoughts, successes, indignations, holidays, workouts, smiles.
We constantly exhibit the surface.
But we jealously guard the depth.
We have turned exhibition into a substitute for intimacy.
And they are two radically different things.
Exhibition seeks spectators.
Intimacy seeks witnesses.
The spectator observes.
The witness stays.
It is a subtle difference, but it changes everything.
Because intimacy is not being perfect in front of someone.
It is being able to be imperfect without feeling the need to justify oneself.
It is being able to say: «I can't do it today.»
It is being able to confess a fear without that fear being used against us.
It is knowing that someone can know our failures and still continue to look at us with respect.
Perhaps this is what we mean when we speak of love.
Not the romantic feeling.
Not the initial enthusiasm.
But that invisible space where we can finally stop managing the image of ourselves.
Every human being desires to be welcomed.
But welcoming has a price.
First you have to show yourself.
And here the conflict is born.
Because being authentic means giving up control.
It means accepting that someone might know us and still decide to leave.
That is why many prefer a security built on appearances rather than the risk of truth.
It is a form of survival.
But it is not life.
Life begins the moment we find the courage to lay down the armors that have protected us for years.
When we stop asking ourselves how we appear and start asking ourselves how we are.
Perhaps intimacy is exactly this.
Not the place where someone promises us we will never suffer.
But the place where we are no longer forced to pretend to be different from what we are.
And only then does something extraordinary happen.
For the first time we do not simply feel loved.
We feel recognized.
And perhaps the deepest need of the human being is not to be happy.
It is to find at least one person in front of whom silence does not need to be filled, fragility does not need to be hidden, and the truth is no longer afraid to show itself.
Because, in the end, true intimacy is not entering someone's life.
It is allowing someone to enter ours, without closing the doors of the rooms where we keep who we truly are.
Antonio Ruben ❤️
Qué estamos buscando realmente?
Hay una preguna que me ha estado acompañando durante mucho tiempo.
Qué estamos buscando realmente cuando decimos que queremos amar o ser amados?
Durante años pensé que la respuesta era simple. Creía que buscábamos a alguien con quien compartir la vida. Luego, observando a los demás y, sobre todo, observándome a mí mismo, me di cuenta de que a menudo no es así.
Muchos buscan una relación.
Pocos buscan realmente la intimidad.
La diferencia es enorme.
Una relación puede nacer de una necesidad. Del miedo a la soledad. Del deseo de sentirse elegido. De la necesidad de ser confirmado. Puede incluso nacer de la conveniencia o de la costumbre.
La intimidad, en cambio, nace solo cuando se acaban los escondites.
Con el tiempo he comprendido que el mayor miedo del ser humano no es tanto el de ser rechazado.
Es el de ser realmente visto.
No mirado. Visto.
Porque cuando alguien nos ve hasta el fondo, ya no puede amar la imagen que hemos construido. Solo puede amar lo que realmente somos. Y eso es exactamente lo que nos asusta.
Quizás pasamos la existencia construyendo identidades que nos permitan ser aceptados.
Aprendemos pronto que algunas emociones molestan. Que llorar es signo de debilidad. Que tener miedo es inconveniente. Que mostrarse frágil nos expone al riesgo de ser heridos.
Así nace el personaje.
Una identidad que funciona.
Un rostro social.
Una armadura refinada.
Pero cuanto más crece el personaje, más se aleja la persona.
Y aquí está la gran paradoja de nuestra época.
Nunca antes habíamos sido tan visibles.
Nunca antes habíamos sido tan poco conocidos.
Mostramos fotografías, pensamientos, éxitos, indignaciones, vacaciones, entrenamientos, sonrisas.
Exponemos continuamente la superficie.
Pero guardamos celosamente la profundidad.
Hemos convertido la exhibición en un sustituto de la intimidad.
Y son dos cosas radicalmente diferentes.
La exhibición busca espectadores.
La intimidad busca testigos.
El espectador observa.
El testigo permanece.
Es una diferencia sutil, pero lo cambia todo.
Porque la intimidad no es ser perfecto delante de alguien.
Es poder ser imperfecto sin sentir la necesidad de justificarse.
Es poder decir: «Hoy no puedo.»
Es poder confesar un miedo sin que ese miedo sea usado contra nosotros.
Es saber que alguien puede conocer nuestros fracasos y seguir mirándonos con respeto.
Quizás esto es lo que queremos decir cuando hablamos de amor.
No el sentimiento romántico.
No el entusiasmo del principio.
Sino ese espacio invisible donde finalmente podemos dejar de administrar la imagen de nosotros mismos.
Todo ser humano desea ser acogido.
Pero la acogida tiene un precio.
Primero hay que mostrarse.
Y aquí nace el conflicto.
Porque ser auténtico significa renunciar al control.
Significa aceptar que alguien pueda conocernos y decidir irse.
Por eso muchos prefieren una seguridad construida sobre la apariencia antes que el riesgo de la verdad.
Es una forma de supervivencia.
Pero no es vida.
La vida comienza en el momento en que encontramos el coraje para deponer las armaduras que nos han protegido durante años.
Cuando dejamos de preguntarnos cómo aparecer y empezamos a preguntarnos cómo ser.
Quizás la intimidad es exactamente esto.
No el lugar donde alguien nos promete que nunca sufriremos.
Sino el lugar donde ya no estamos obligados a fingir ser diferentes de lo que somos.
Y solo entonces sucede algo extraordinario.
Por primera vez no nos sentimos simplemente amados.
Nos sentimos reconocidos.
Y quizás la necesidad más profunda del ser humano no es ser feliz.
Es encontrar al menos una persona ante la cual el silencio no necesite ser llenado, la fragilidad no deba ser escondida y la verdad ya no tenga miedo de mostrarse.
Porque, al final, la verdadera intimidad no es entrar en la vida de alguien.
Es permitir que alguien entre en la nuestra, sin cerrar las puertas de las habitaciones donde guardamos lo que realmente somos.
Antonio Ruben ❤️
Que cherchons-nous vraiment ?
Il y a une question qui m'accompagne depuis longtemps.
Que cherchons-nous vraiment quand nous disons vouloir aimer ou être aimés ?
Pendant des années, j'ai pensé que la réponse était simple. Je croyais que nous cherchions une personne avec qui partager la vie. Puis, en observant les autres et, surtout, en m'observant moi-même, je me suis rendu compte que ce n'est souvent pas le cas.
Beaucoup cherchent une relation.
Peu cherchent vraiment l'intimité.
La différence est énorme.
Une relation peut naître d'un besoin. De la peur de la solitude. Du désir de se sentir choisi. Du besoin d'être confirmé. Elle peut même naître de la convenance ou de l'habitude.
L'intimité, en revanche, ne naît que lorsque les cachettes s'arrêtent.
Avec le temps, j'ai compris que la plus grande peur de l'être humain n'est pas tant celle d'être rejeté.
C'est celle d'être vraiment vu.
Pas regardé. Vu.
Parce que quand quelqu'un nous voit jusqu'au bout, il ne peut plus aimer l'image que nous avons construite. Il ne peut aimer que ce que nous sommes vraiment. Et c'est exactement ce qui nous fait peur.
Peut-être passons-nous notre existence à construire des identités qui nous permettent d'être acceptés.
Nous apprenons vite que certaines émotions dérangent. Que pleurer est un signe de faiblesse. Qu'avoir peur est inconvenant. Que se montrer fragile nous expose au risque d'être blessé.
Ainsi naît le personnage.
Une identité qui fonctionne.
Un visage social.
Une armure raffinée.
Mais plus le personnage grandit, plus la personne s'éloigne.
Et voici le grand paradoxe de notre époque.
Jamais nous n'avons été aussi visibles.
Jamais nous n'avons été aussi peu connus.
Nous montrons des photographies, des pensées, des succès, des indignations, des vacances, des entraînements, des sourires.
Nous exposons continuellement la surface.
Mais nous gardons jalousement la profondeur.
Nous avons transformé l'exhibition en substitut de l'intimité.
Et ce sont deux choses radicalement différentes.
L'exhibition cherche des spectateurs.
L'intimité cherche des témoins.
Le spectateur observe.
Le témoin reste.
C'est une différence subtile, mais elle change tout.
Parce que l'intimité, ce n'est pas être parfait devant quelqu'un.
C'est pouvoir être imparfait sans ressentir le besoin de se justifier.
C'est pouvoir dire : « Aujourd'hui, je n'y arrive pas. »
C'est pouvoir avouer une peur sans que cette peur soit utilisée contre nous.
C'est savoir que quelqu'un peut connaître nos échecs et continuer à nous regarder avec respect.
Peut-être est-ce cela que nous voulons dire quand nous parlons d'amour.
Pas le sentiment romantique.
Pas l'enthousiasme du début.
Mais cet espace invisible où nous pouvons enfin cesser de gérer l'image de nous-mêmes.
Tout être humain désire être accueilli.
Mais l'accueil a un prix.
Il faut d'abord se montrer.
Et c'est là que naît le conflit.
Parce qu'être authentique signifie renoncer au contrôle.
Signifie accepter que quelqu'un puisse nous connaître et décider de partir quand même.
C'est pourquoi beaucoup préfèrent une sécurité construite sur l'apparence plutôt que le risque de la vérité.
C'est une forme de survie.
Mais ce n'est pas la vie.
La vie commence au moment où nous trouvons le courage de déposer les armures qui nous ont protégés pendant des années.
Quand nous cessons de nous demander comment paraître et commençons à nous demander comment être.
Peut-être que l'intimité est exactement cela.
Non pas l'endroit où quelqu'un nous promet que nous ne souffrirons jamais.
Mais l'endroit où nous ne sommes plus obligés de faire semblant d'être différents de ce que nous sommes.
Et c'est seulement alors que quelque chose d'extraordinaire se produit.
Pour la première fois, nous ne nous sentons pas simplement aimés.
Nous nous sentons reconnus.
Et peut-être que le besoin le plus profond de l'être humain n'est pas d'être heureux.
C'est de trouver au moins une personne devant laquelle le silence n'a pas besoin d'être rempli, la fragilité ne doit pas être cachée et la vérité n'a plus peur de se montrer.
Parce qu'au fond, la véritable intimité n'est pas d'entrer dans la vie de quelqu'un.
C'est de permettre à quelqu'un d'entrer dans la nôtre, sans fermer les portes des pièces où nous gardons ce que nous sommes vraiment.
Antonio Ruben ❤️

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