Capitolo 5 – Gli Angeli del Lido
Erano i nostri angeli custodi terreni. Con una
dedizione che sembrava più un atto d'amore che un lavoro, tenevano la spiaggia
privata del Lido in uno stato di impeccabile perfezione. Ombrelloni allineati
come soldatini, lettini con le loro federe pulite, passerelle di legno sospese
sulla sabbia. Il loro lavoro era un'opera di quieta poesia, che creava lo
scenario perfetto per la nostra nuova vita.
Livio, con il suo animo da costruttore e la sua sensibilità per chi lavora con le mani, non li osservò da lontano. Li vide. Vide la passione in quei gesti meticolosi. E, cosa che forse contava ancora di più, vide in loro la stessa chiamata del mare che sentiva lui.
Non ci volle molto. Un giorno, mentre Eugenio
sistemava una barca a remi, Oliviero si avvicinò. Non so cosa si dissero. So
solo che vidi Eugenio alzare lo sguardo, asciugarsi le mani sui pantaloni, e
poi sorridere. Un sorriso lento, da uomo di poche parole che riconosce un animo
affine. Poi presero a parlare, indicando il mare, i punti della costa. Il
linguaggio universale di chi conosce le correnti, i venti, i nascondigli dei
pesci.
In pochi giorni, quella conoscenza diventò amicizia. E
quell'amicizia si rivelò nella condivisione di una passione pura: la
pesca.
La mattina presto, li vedevo spesso tutti e tre sulla
banchina, con le canne da pesca, il caffè termico in mano, scambiando poche
parole nel silenzio aurorale. Livio , l'ex costruttore canadese, ed Eugenio e
Giuliano, i guardiani del Lido, uniti dal ritmo antico del mare. Parlavano di
esche, di maree, di quella pazienza che non è attesa, ma presenza totale nel
momento.
Per me, vedere mio marito—perché ormai era quello, a
tutti gli effetti dell'anima—integrarsi così naturalmente, con tanta autentica
semplicità, fu una gioia immensa. Non era solo l'uomo che amavo; era l'uomo che
il mio mondo accoglieva e riconosceva come uno di suoi.
Quelle giornate estive avevano un ritmo perfetto: le
loro uscite all'alba, le mie colazioni tranquille in veranda aspettando il loro
ritorno, spesso con un pescato minuscolo e prezioso che sarebbe diventato il
nostro pranzo. E poi, le lunghe ore in spiaggia, sotto l'ombrellone curato
proprio da loro, dove l'amicizia si allargava a comprendere anche me, in
chiacchiere rilassate, in silenzi complici.
Quell'estate, capimmo una cosa importante: il nostro
amore non aveva bisogno di isolarsi per essere forte. Al contrario, fioriva
quando si radicava. Le radici erano quelle nella sabbia di Lido dei Gigli,
nei sorrisi di Eugenio e Giuliano, nella passione condivisa per quel lembo di
mare. Oliviero non aveva solo trovato me. Aveva trovato il suo posto
nel mondo, un posto dove il suo carattere schietto, la sua manualità, il suo
amore per il mare potevano esprimersi e incontrare fratellanza.
Quella prima estate fu bellissima non solo per il sole
e i baci, ma perché ci mostrò che la nostra storia non era un romanzo chiuso
tra due copertine. Era un libro aperto, che si arricchiva di personaggi veri,
di amicizie sincere, di una comunità che, giorno dopo giorno, ci accoglieva
come una coppia che, finalmente, era a casa.
Gli angeli custodi del Lido non curavano solo la
spiaggia. Con la loro amicizia semplice e spontanea, proteggevano e
benedicevano anche il nostro nido d'amore.
Esiste
un posto dove il tempo non obbedisce alle lancette. Un posto protetto da un
cancello di ferro battuto che, quando si chiude alle
tue spalle con un clang soffice e definitivo, non segna un
confine spaziale, ma una soglia temporale.
Questo posto è Lido dei Gigli.
Varcare quel cancello non è un semplice ingresso. È
un viaggio. Le strade sterrate, i vialetti di ghiaia, il verde
rigoglioso e ordinato, le villette con i loro giardini profumati di rose e di
irrigazione mattutina: tutto sembra sospeso in un'epoca di grazia perduta. È
come se la fretta, il rumore, l'ansia del mondo moderno non avessero ottenuto
il permesso di accesso. Qui, il tempo ha scelto di fermarsi, forse intorno agli
anni Cinquanta, in un'Italia di speranza, di ricostruzione lenta, di valori
semplici.
Fare una passeggiata a Lido dei Gigli significa perdersi
per ritrovarsi. I passi rallentano naturalmente. Il respiro si fa più
profondo. Lo sguardo, invece di correre da uno schermo all'altro, si posa sulle
cose: sul modo in cui la luce filtra attraverso le chiome dei pini, sul volo di
un gabbiano, sul gatto di un vicino che sonnecchia su un muretto tiepido. È
magico perché è autentico, perché resiste.
E fu proprio in questo alveare di quiete, in questo
luogo che sembrava un set cinematografico per una felicità d'altri tempi, che
la mia vita, dopo tante svolte e battaglie, decise di piantare le sue radici
più profonde. Io, Paola, con la mia storia sulle spalle e una domanda nel
cuore, mi ero rifugiata qui. Pensavo di cercare solo pace. Invece, stavo
inconsapevolmente preparando il palcoscenico per il più grande dei
riconoscimenti.
In questo posto dove il tempo si era fermato, il mio
cuore, finalmente, sarebbe ripartito.
...E oggi, quando Livio ed io chiudiamo quel
cancello dietro di noi, dopo una giornata "fuori" nel mondo, è sempre
la stessa, dolcissima sensazione. Un sospiro di sollievo. Il clang del
metallo non è un suono di chiusura, ma di accoglienza. Ci accoglie
in un bozzolo di pace condivisa, nel nostro regno privato dove le regole sono
quelle dell'amore, del rispetto, della bellezza semplice.
Camminiamo per i vialetti, mano nella mano, e non
siamo più due persone con un passato complesso. Siamo due anime che hanno
trovato il loro porto sicuro in un'epoca fuori dal tempo. A Lido dei Gigli, il
nostro amore non è una parentesi moderna in una vita frenetica. È la continuazione
naturale di quell'armonia che il luogo custodisce da decenni. Sembra
di essere lì da sempre, di aver sempre passeggiato così, sotto quegli stessi
pini, con lo stesso passo lento e lo stesso, immenso senso di appartenenza.
Il cancello si chiude sul caos, e si apre su una
dimensione dove tutto—il nostro amore, le nostre amicizie, i nostri sogni—può
crescere con il ritmo lento e buono delle cose vere. È il posto magico dove,
dopo aver tanto cercato, ci siamo finalmente ritrovati.
Chapter 5 – The Angels of Lido
The first summer at Lido dei Gigli as a true couple was a bath of light and grace. The sun seemed to shine brighter, the sea had a deeper color, and the breeze smelled of jasmine and happiness. But the magic wasn't only in the elements; it was embodied in two special men, the silent guardians of that paradise: Eugenio and Giuliano.
They were our earthly guardian angels. With a dedication that seemed more an act of love than a job, they kept the private beach of Lido in a state of impeccable perfection. Umbrellas lined up like little soldiers, sunbeds with their clean covers, wooden walkways suspended on the sand. Their work was an act of quiet poetry, creating the perfect backdrop for our new life.
Livio, with his builder's soul and his sensitivity for those who work with their hands, didn't observe them from afar. He saw them. He saw the passion in those meticulous gestures. And, perhaps even more importantly, he saw in them the same calling of the sea that he felt.
It didn't take long. One day, while Eugenio was fixing a rowboat, Livio approached him. I don't know what they said to each other. I only know that I saw Eugenio look up, wipe his hands on his trousers, and then smile. A slow smile, from a man of few words who recognizes a kindred spirit. Then they started talking, pointing at the sea, at the points along the coast. The universal language of those who know the currents, the winds, the hiding places of fish.
In a few days, that acquaintance became friendship. And that friendship revealed itself in the sharing of a pure passion: fishing.
Early in the morning, I would often see all three of them on the pier, with their fishing rods, thermos of coffee in hand, exchanging few words in the auroral silence. Livio, the former Canadian builder, and Eugenio and Giuliano, the guardians of Lido, united by the ancient rhythm of the sea. They talked about bait, about tides, about that patience which is not waiting, but total presence in the moment.
For me, seeing my husband—because that's what he was, for all intents and purposes of the soul—integrate so naturally, with such authentic simplicity, was an immense joy. He wasn't just the man I loved; he was the man my world welcomed and recognized as one of its own.
Those summer days had a perfect rhythm: their outings at dawn, my quiet breakfasts on the veranda waiting for their return, often with a tiny and precious catch that would become our lunch. And then, the long hours on the beach, under the umbrella cared for by them, where the friendship expanded to include me as well, in relaxed chats, in complicit silences.
That summer, we understood something important: our love didn't need to isolate itself to be strong. On the contrary, it flourished when it took root. The roots were in the sand of Lido dei Gigli, in the smiles of Eugenio and Giuliano, in the shared passion for that strip of sea. Livio hadn't just found me. He had found his place in the world, a place where his straightforward character, his craftsmanship, his love for the sea could express themselves and meet brotherhood.
That first summer was beautiful not only for the sun and the kisses, but because it showed us that our story wasn't a novel closed between two covers. It was an open book, enriched by real characters, sincere friendships, a community that, day after day, welcomed us as a couple that was, finally, home.
The guardian angels of Lido didn't just take care of the beach. With their simple and spontaneous friendship, they also protected and blessed our love nest.
There is a place where time does not obey the hands of the clock. A place protected by a wrought iron gate that, when it closes behind you with a soft and definitive clang, marks not a spatial boundary, but a temporal threshold.
This place is Lido dei Gigli.
Crossing that gate is not a simple entrance. It is a journey. The unpaved roads, the gravel paths, the lush and orderly greenery, the villas with their gardens fragrant with roses and morning watering: everything seems suspended in an era of lost grace. It's as if the haste, the noise, the anxiety of the modern world haven't been granted entry. Here, time has chosen to stop, perhaps around the 1950s, in an Italy of hope, of slow reconstruction, of simple values.
Taking a walk at Lido dei Gigli means getting lost to find yourself again. Steps slow down naturally. Breath becomes deeper. The gaze, instead of rushing from one screen to another, rests on things: on the way light filters through the pine canopies, on the flight of a seagull, on a neighbor's cat dozing on a warm wall. It's magical because it's authentic, because it resists.
And it was precisely in this hive of quiet, in this place that seemed like a movie set for a happiness from another time, that my life, after so many turns and battles, decided to plant its deepest roots. I, Paola, with my history on my shoulders and a question in my heart, had taken refuge here. I thought I was only seeking peace. Instead, I was unconsciously preparing the stage for the greatest of recognitions.
In this place where time had stopped, my heart, finally, would start again.
...And today, when Livio and I close that gate behind us, after a day "outside" in the world, it's always the same, sweetest sensation. A sigh of relief. The clang of the metal is not a sound of closure, but of welcome. It welcomes us into a cocoon of shared peace, into our private kingdom where the rules are those of love, respect, simple beauty.
We walk along the paths, hand in hand, and we are no longer two people with a complex past. We are two souls who have found their safe harbor in a time out of time. At Lido dei Gigli, our love is not a modern parenthesis in a hectic life. It is the natural continuation of that harmony that the place has guarded for decades. It feels like we've always been there, like we've always walked like this, under those same pines, with the same slow step and the same immense sense of belonging.
The gate closes on chaos, and opens onto a dimension where everything—our love, our friendships, our dreams—can grow with the slow and good rhythm of true things. It is the magical place where, after so much searching, we finally found each other again.
Capítulo 5 – Los ángeles del Lido
El primer verano en Lido dei Gigli como una verdadera pareja fue un baño de luz y gracia. El sol parecía brillar más fuerte, el mar tenía un color más profundo, y la brisa olía a jazmín y a felicidad. Pero la magia no estaba solo en los elementos; estaba encarnada en dos hombres especiales, los guardianes silenciosos de ese paraíso: Eugenio y Giuliano.
Eran nuestros ángeles custodios terrenales. Con una dedicación que parecía más un acto de amor que un trabajo, mantenían la playa privada del Lido en un estado de impecable perfección. Sombrillas alineadas como soldaditos, hamacas con sus fundas limpias, pasarelas de madera suspendidas sobre la arena. Su labor era una obra de poesía silenciosa, creando el escenario perfecto para nuestra nueva vida.
Livio, con su alma de constructor y su sensibilidad por quienes trabajan con las manos, no los observó desde lejos. Los vio. Vio la pasión en esos gestos meticulosos. Y, lo que quizás era aún más importante, vio en ellos la misma llamada del mar que sentía él.
No tardó mucho. Un día, mientras Eugenio arreglaba un bote de remos, Livio se le acercó. No sé lo que se dijeron. Solo sé que vi a Eugenio levantar la mirada, secarse las manos en los pantalones, y luego sonreír. Una sonrisa lenta, de hombre de pocas palabras que reconoce un alma afín. Luego se pusieron a hablar, señalando el mar, los puntos de la costa. El lenguaje universal de quienes conocen las corrientes, los vientos, los escondrijos de los peces.
En pocos días, ese conocimiento se convirtió en amistad. Y esa amistad se manifestó en el compartir una pasión pura: la pesca.
Temprano por la mañana, los veía a menudo a los tres en el muelle, con sus cañas de pescar, el café termo en la mano, intercambiando pocas palabras en el silencio auroral. Livio, el exconstructor canadiense, y Eugenio y Giuliano, los guardianes del Lido, unidos por el ritmo ancestral del mar. Hablaban de cebos, de mareas, de esa paciencia que no es espera, sino presencia total en el momento.
Para mí, ver a mi marido—porque eso era, a todos los efectos del alma—integrarse tan naturalmente, con tanta auténtica sencillez, fue una alegría inmensa. No era solo el hombre que amaba; era el hombre que mi mundo acogía y reconocía como uno de los suyos.
Aquellos días de verano tenían un ritmo perfecto: sus salidas al alba, mis desayunos tranquilos en la veranda esperando su regreso, a menudo con una pesca minúscula y preciosa que se convertiría en nuestro almuerzo. Y luego, las largas horas en la playa, bajo la sombrilla cuidada por ellos, donde la amistad se ampliaba para incluirme también a mí, en charlas relajadas, en silencios cómplices.
Ese verano, comprendimos algo importante: nuestro amor no necesitaba aislarse para ser fuerte. Al contrario, florecía cuando echaba raíces. Las raíces estaban en la arena de Lido dei Gigli, en las sonrisas de Eugenio y Giuliano, en la pasión compartida por ese trozo de mar. Livio no solo me había encontrado a mí. Había encontrado su lugar en el mundo, un lugar donde su carácter directo, su habilidad manual, su amor por el mar podían expresarse y encontrar hermandad.
Aquel primer verano fue hermoso no solo por el sol y los besos, sino porque nos mostró que nuestra historia no era una novela cerrada entre dos tapas. Era un libro abierto, que se enriquecía de personajes reales, de amistades sinceras, de una comunidad que, día tras día, nos acogía como una pareja que, por fin, estaba en casa.
Los ángeles custodios del Lido no solo cuidaban la playa. Con su amistad simple y espontánea, protegían y bendecían también nuestro nido de amor.
Existe un lugar donde el tiempo no obedece a las manecillas. Un lugar protegido por una verja de hierro forjado que, cuando se cierra a tus espaldas con un clang suave y definitivo, no marca un límite espacial, sino un umbral temporal.
Ese lugar es Lido dei Gigli.
Cruzar esa verja no es una simple entrada. Es un viaje. Los caminos de tierra, los senderos de gravilla, el verdor exuberante y ordenado, las villas con sus jardines perfumados de rosas y riego matutino: todo parece suspendido en una época de gracia perdida. Es como si la prisa, el ruido, la ansiedad del mundo moderno no hubieran obtenido permiso de acceso. Aquí, el tiempo ha elegido detenerse, quizás alrededor de los años cincuenta, en una Italia de esperanza, de reconstrucción lenta, de valores simples.
Pasear por Lido dei Gigli significa perderse para reencontrarse. Los pasos se ralentizan naturalmente. La respiración se hace más profunda. La mirada, en lugar de correr de una pantalla a otra, se posa en las cosas: en cómo la luz se filtra a través de las copas de los pinos, en el vuelo de una gaviota, en el gato de un vecino que dormita en una pared tibia. Es mágico porque es auténtico, porque resiste.
Y fue precisamente en esta colmena de quietud, en este lugar que parecía un decorado de cine para una felicidad de otros tiempos, donde mi vida, después de tantos giros y batallas, decidió plantar sus raíces más profundas. Yo, Paola, con mi historia a cuestas y una pregunta en el corazón, me había refugiado aquí. Pensaba que solo buscaba paz. En cambio, estaba preparando inconscientemente el escenario para el más grande de los reconocimientos.
En este lugar donde el tiempo se había detenido, mi corazón, por fin, volvería a arrancar.
...Y hoy, cuando Livio y yo cerramos esa verja tras nosotros, después de un día "fuera" en el mundo, es siempre la misma, dulcísima sensación. Un suspiro de alivio. El clang del metal no es un sonido de cierre, sino de acogida. Nos acoge en un capullo de paz compartida, en nuestro reino privado donde las reglas son las del amor, el respeto, la belleza simple.
Caminamos por los senderos, de la mano, y ya no somos dos personas con un pasado complejo. Somos dos almas que han encontrado su puerto seguro en una época fuera del tiempo. En Lido dei Gigli, nuestro amor no es un paréntesis moderno en una vida frenética. Es la continuación natural de esa armonía que el lugar custodia desde hace décadas. Parece que siempre hemos estado allí, que siempre hemos paseado así, bajo esos mismos pinos, con el mismo paso lento y el mismo inmenso sentimiento de pertenencia.
La verja se cierra sobre el caos, y se abre a una dimensión donde todo—nuestro amor, nuestras amistades, nuestros sueños—puede crecer con el ritmo lento y bueno de las cosas verdaderas. Es el lugar mágico donde, después de tanto buscar, por fin nos reencontramos.
Chapitre 5 – Les anges du Lido
Le premier été à Lido dei Gigli en tant que véritable couple fut un bain de lumière et de grâce. Le soleil semblait briller plus fort, la mer avait une couleur plus profonde, et la brise sentait le jasmin et le bonheur. Mais la magie n'était pas seulement dans les éléments ; elle était incarnée par deux hommes spéciaux, les gardiens silencieux de ce paradis : Eugenio et Giuliano.
Ils étaient nos anges gardiens terrestres. Avec un dévouement qui semblait plus un acte d'amour qu'un travail, ils maintenaient la plage privée du Lido dans un état de perfection irréprochable. Des parasols alignés comme des petits soldats, des transats avec leurs housses propres, des passerelles en bois suspendues sur le sable. Leur travail était une œuvre de poésie silencieuse, créant le décor parfait pour notre nouvelle vie.
Livio, avec son âme de constructeur et sa sensibilité pour ceux qui travaillent de leurs mains, ne les observa pas de loin. Il les vit. Il vit la passion dans ces gestes méticuleux. Et, ce qui était peut-être encore plus important, il vit en eux le même appel de la mer qu'il ressentait.
Il ne fallut pas longtemps. Un jour, alors qu'Eugenio réparait une barque, Livio s'approcha de lui. Je ne sais pas ce qu'ils se dirent. Je sais seulement que je vis Eugenio lever les yeux, s'essuyer les mains sur son pantalon, puis sourire. Un sourire lent, d'homme de peu de mots qui reconnaît une âme sœur. Puis ils se mirent à parler, montrant la mer, les points de la côte. Le langage universel de ceux qui connaissent les courants, les vents, les cachettes des poissons.
En quelques jours, cette connaissance devint amitié. Et cette amitié se révéla dans le partage d'une passion pure : la pêche.
Tôt le matin, je les voyais souvent tous les trois sur la jetée, avec leurs cannes à pêche, leur thermos de café à la main, échangeant peu de mots dans le silence auroral. Livio, l'ex-constructeur canadien, et Eugenio et Giuliano, les gardiens du Lido, unis par le rythme antique de la mer. Ils parlaient d'appâts, de marées, de cette patience qui n'est pas une attente, mais une présence totale dans l'instant.
Pour moi, voir mon mari—car il l'était devenu, à tous les effets de l'âme—s'intégrer si naturellement, avec une telle simplicité authentique, fut une joie immense. Il n'était pas seulement l'homme que j'aimais ; il était l'homme que mon monde accueillait et reconnaissait comme l'un des siens.
Ces journées d'été avaient un rythme parfait : leurs sorties à l'aube, mes petits-déjeuners tranquilles sous la véranda en attendant leur retour, souvent avec une prise minuscule et précieuse qui deviendrait notre déjeuner. Et puis, les longues heures sur la plage, sous le parasol entretenu par eux, où l'amitié s'élargissait pour m'inclure aussi, dans des discussions relaxantes, dans des silences complices.
Cet été-là, nous comprîmes une chose importante : notre amour n'avait pas besoin de s'isoler pour être fort. Au contraire, il fleurissait lorsqu'il prenait racine. Les racines étaient dans le sable de Lido dei Gigli, dans les sourires d'Eugenio et Giuliano, dans la passion partagée pour cette bande de mer. Livio ne m'avait pas seulement trouvée, moi. Il avait trouvé sa place dans le monde, un endroit où son caractère direct, son habileté manuelle, son amour de la mer pouvaient s'exprimer et rencontrer la fraternité.
Ce premier été fut beau non seulement pour le soleil et les baisers, mais parce qu'il nous montra que notre histoire n'était pas un roman fermé entre deux couvertures. C'était un livre ouvert, qui s'enrichissait de personnages vrais, d'amitiés sincères, d'une communauté qui, jour après jour, nous accueillait comme un couple qui était, enfin, à la maison.
Les anges gardiens du Lido ne prenaient pas seulement soin de la plage. Par leur amitié simple et spontanée, ils protégeaient et bénissaient aussi notre nid d'amour.
Il existe un endroit où le temps n'obéit pas aux aiguilles. Un endroit protégé par un portail en fer forgé qui, lorsqu'il se referme derrière toi avec un claquement doux et définitif, ne marque pas une frontière spatiale, mais un seuil temporel.
Cet endroit est Lido dei Gigli.
Franchir ce portail n'est pas une simple entrée. C'est un voyage. Les chemins de terre, les allées de gravier, la verdure luxuriante et ordonnée, les villas avec leurs jardins parfumés de roses et d'arrosage matinal : tout semble suspendu dans une époque de grâce perdue. C'est comme si la hâte, le bruit, l'angoisse du monde moderne n'avaient pas obtenu le droit d'entrée. Ici, le temps a choisi de s'arrêter, peut-être autour des années cinquante, dans une Italie d'espoir, de reconstruction lente, de valeurs simples.
Se promener à Lido dei Gigli, c'est se perdre pour se retrouver. Les pas ralentissent naturellement. La respiration devient plus profonde. Le regard, au lieu de courir d'un écran à l'autre, se pose sur les choses : sur la façon dont la lumière filtre à travers les cimes des pins, sur le vol d'un goéland, sur le chat d'un voisin somnolant sur un mur tiède. C'est magique parce que c'est authentique, parce que ça résiste.
Et ce fut précisément dans cette ruche de quiétude, dans ce lieu qui ressemblait à un décor de cinéma pour un bonheur d'un autre temps, que ma vie, après tant de tournants et de batailles, décida de planter ses racines les plus profondes. Moi, Paola, avec mon histoire sur les épaules et une question dans le cœur, m'étais réfugiée ici. Je pensais ne chercher que la paix. Au lieu de cela, je préparais inconsciemment la scène pour la plus grande des reconnaissances.
Dans cet endroit où le temps s'était arrêté, mon cœur, enfin, allait redémarrer.
...Et aujourd'hui, quand Livio et moi refermons ce portail derrière nous, après une journée "dehors" dans le monde, c'est toujours la même, la plus douce des sensations. Un soupir de soulagement. Le claquement du métal n'est pas un bruit de fermeture, mais d'accueil. Il nous accueille dans un cocon de paix partagée, dans notre royaume privé où les règles sont celles de l'amour, du respect, de la beauté simple.
Nous marchons le long des allées, main dans la main, et nous ne sommes plus deux personnes avec un passé complexe. Nous sommes deux âmes qui ont trouvé leur havre sûr dans un temps hors du temps. À Lido dei Gigli, notre amour n'est pas une parenthèse moderne dans une vie trépidante. C'est la continuation naturelle de cette harmonie que le lieu garde depuis des décennies. On a l'impression d'y avoir toujours été, d'avoir toujours marché ainsi, sous ces mêmes pins, avec le même pas lent et le même immense sentiment d'appartenance.
Le portail se referme sur le chaos, et s'ouvre sur une dimension où tout—notre amour, nos amitiés, nos rêves—peut grandir avec le rythme lent et bon des choses vraies. C'est l'endroit magique où, après avoir tant cherché, nous nous sommes enfin retrouvés.
Il Lido dei Gigli, il mare, la spiaggia, Eugenio e Giuliano... è come se il tempo si fosse fermato.
RispondiEliminaE il modo in cui Oliviero si integra con loro, condivide la passione per la pesca... è come se avesse trovato una famiglia, un posto dove può essere sé stesso.
La frase "Il nostro amore non aveva bisogno di isolarsi per essere forte. Al contrario, fioriva quando si radicava" è come un pugno allo stomaco. È come se stesse dicendo che l'amore vero cresce quando è condiviso con gli altri.
E il Lido dei Gigli, quel posto magico dove il tempo si è fermato... è come se fosse il simbolo della vostra felicità, del vostro amore.
Ringrazio di nuovo Eugenio e Giuliano che mi hanno aiutata anche dopo in ricordo di Oliviero, lido dei gigli è un posto magico e la nostra storia non poteva scegliere posto migliore
EliminaRingrazio di nuovo Eugenio e Giuliano che mi hanno aiutata anche dopo in ricordo di Oliviero, lido dei gigli è un posto magico e la nostra storia non poteva scegliere posto migliore
Elimina