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“Il venerdì delle piccole cose”

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Oggi non è successo niente di straordinario. Eppure, stasera, ripensandoci, mi sento più leggera. Ho bevuto il caffè guardando fuori dalla finestra. Non c’era nessuno. Solo il sole che entrava piano, quasi in punta di piedi. Ho sentito il calore sulla pelle e, per un attimo, non ho pensato a niente. Non al passato. Non al futuro. Solo al presente. Poi ho fatto una cosa che non facevo da tempo: ho acceso la radio. È partita una canzone che non sentivo da anni. Non so nemmeno come si chiama. Ma mi ha fatto muovere la testa, e per qualche secondo ho ballato da sola in cucina. Come quando ero ragazza e la musica era tutto. Senza un motivo. Senza nessuno che mi guardasse. Più tardi ho scritto un messaggio a una persona che non sentivo da tempo. Non c’era un motivo particolare. Solo un “come stai?”. E la risposta è arrivata, calda e inaspettata. Come una carezza che non sapevi di aspettare. Niente di speciale, in tutto questo. Eppure, stasera, mentre ripercorro la giornata, mi accorgo che so...

“Il bagno che non hai fatto in tempo a finire”

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  Oggi sono rimasta in casa. Non per riposare, non per pigrizia. Perché ho deciso di mettere mano al bagno della nostra camera da letto. Quello che avevamo pensato insieme. Quello con la vasca. La vasca l’avrei potuta usare solo con te. Senza di te, sarebbe rimasta lì, vuota, a ricordarmi quello che non c’è più. Così ho fatto una scelta: la tolgo. Al posto della vasca ci sarà una grande doccia. Luminosa, aperta, mia. Sarà il mio bagno. E penso a te, Livio. A come avresti dovuto finirlo tu. Con le tue mani, con la tua cura, con quel modo che avevi di rendere tutto più bello. Non hai fatto in tempo. Ma io sì. E lo farò come avresti voluto tu. Con attenzione, con amore, con la stessa voglia di rendere bello anche un angolo di casa. Sarà grande, come era stato pensato per noi. Ora lo userò io. E lo farò bello come lo avresti fatto tu. Perché anche se non sei qui a mettere le mani, io so come avresti voluto che fosse. E lo farò così. Un bagno che era nostro, e che ora diventa mio. Ma co...