Giorno 10: "Venga, Livio se ne sta andando" - L'Addio
La mattina seguente, il telefono squillò con un'urgenza diversa da tutte le altre. Non era un medico che dava aggiornamenti. Era una voce che diceva, con un tono di dolce fermezza: «Signora, venga. Venga subito. Livio se ne sta andando. Se vuole salutarlo...» Ero appena tornata a casa, dopo un'altra notte spezzata. Non avevo chiuso occhio. Il corpo era un peso, la mente un groviglio. Ma quelle parole furono uno schiaffo di adrenalina pura. Ripartii. Non corsi, volai. Il mondo fuori era un'immagine sfocata. Esisteva solo quella strada, quel palazzo, quella stanza. Quando entrai, l'aria era cambiata. C'era un silenzio diverso, più denso, più solenne. Lui era lì. Il respiro era un filo, sottile, intermittente. Sembrava già altrove, ma il suo corpo era ancora ancorato a me, a quella stanza. Non persi un istante. Mi sedetti accanto a lui, presi la sua mano. Poi, con un gesto che ci apparteneva, che era la colonna sonora della nostra storia, gli misi deli...